Il Dipartimento di Scienze Neurologiche e Riabilitative del San Raffaele

La nuova riorganizzazione del Network San Raffaele ha come obiettivo quello di favorire e promuovere l’aggregazione funzionale tra le strutture del gruppo così da fornire risposte unitarie e complete ai pazienti. Tutto ciò è reso possibile dalle connessioni, fra laboratori di ricerca e strutture cliniche, che si articolano su tre macroaree che definiscono gli ambiti delle attività di altrettanti Dipartimenti. Ma in che modo questi si pongono al servizio della riabilitazione? Perché costituiscono un valore aggiunto? Ne parla il Prof. Paolo Maria Rossini, Responsabile del Dipartimento di Scienze Neurologiche e Riabilitative dell’IRCCS San Raffaele di Roma:

 

Che cosa si intende per scienze neurologiche e riabilitative?

“Le scienze neurologiche e riabilitative costituiscono l’insieme delle aree di ricerca che hanno a che vedere con i meccanismi che sottendono il recupero funzionale, a seguito di una lesione acuta o cronica del sistema nervoso centrale e periferico. Ad esempio, il nostro sistema nervoso è dotato di una “riserva” di circuiti e di neuroni che sono fisicamente presenti, ma silenti sul piano funzionale. Tale riserva entra in gioco per vicariare, e in qualche modo sostituirsi, alle funzioni perdute a causa di una lesione che ha distrutto una certa parte di cervello, interrompendo connessioni ed eliminando “centraline nervose”. Conoscere meglio i meccanismi di neuroplasticità “buona”, che favoriscono il corretto recupero, e di neuroplasticità aberrante, che invece si oppongono ad esso, fa parte delle neuroscienze della neuro riabilitazione”.

 

In che modo le neuroscienze si pongono al servizio della riabilitazione?

“Studiando i meccanismi di funzionamento normale del sistema nervoso, studiando il malfunzionamento dopo una sua lesione e valutando in modo oggettivo, quello che spesso oggi manca, l’impatto delle varie tecniche di neuroriabilitazione sul recupero funzionale. In altre parole con l’utilizzo della ricerca neuroscientifica si vorrebbe dare una base più scientifica alle procedure di riabilitazione che spesso sono solo empiriche”.

 

Quali sono le competenze del Dipartimento?

“Il Dipartimento include tutti i centri della rete San Raffaele in Italia. Questo significa un’enorme platea di casistica clinica (che è stata stimata in quasi 3.000 casi all’anno) ed un’ampia capacità di erogare varie tipologie di approccio riabilitativo, incluso quello che impiega apparecchiature robotiche e le tecniche di teleriabilitazione a distanza”.

 

Quali sono gli obiettivi? 

“Prima di tutto avere una omogeneità nella classificazione delle patologie, nella misurazione delle disabilità che ne conseguono e nella valutazione attraverso le stesse scale per gli outcome post-riabilitativi. Successivamente implementare progetti di ricerca trasversali con metodi e strumenti omogenei e con la possibilità di condividere dati (immagini, segnali, informazioni cliniche) attraverso una piattaforma telematica basata sul web”.

 

Ci sono degli elementi di incontro con gli altri dipartimenti del network San Raffaele?

“Naturalmente sì, ma sono tutti da implementare. È ovvio che con il Dipartimento di Scienze Cardiologiche e Respiratorie c’e’ una sinergia necessaria per tutta la patologia circolatoria e non solo, mentre con quello di Aging e Cronicità, medicina delle 4 P, è prevedibile una fortissima collaborazione per quanto riguarda le patologie neurodegenerative (es. Parkinson, Alzheimer)”.

 

Quali sono le priorità della ricerca in questo momento?

“Il primo progetto che abbiamo messo a punto con un’ottica dipartimentale riguarda lo stroke e in particolare la messa a punto di una batteria di biomarcatori in grado di farci meglio prevedere, al tempo, quale sarà il recupero funzionale al termine del percorso riabilitativo e personalizzare l’intervento riabilitativo su ciascun paziente. Cercando di conoscere preliminarmente le caratteristiche della sua riserva neurale e sfruttando le tecniche di recupero e riabilitazione che meglio si adattano ad esse”.

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