Gocce di memoria: il laboratorio della RSA San Raffaele Borbona

Attività semplici e piccole attenzioni che irradiano il cuore e regalano un sorriso stimolando gli interessi dei pazienti e fornendo la possibilità di esprimersi liberamente: è questo l’obiettivo di  "Gocce di memoria", il laboratorio di scrittura creativa e autobiografica, guidato dalla Dott.ssa Sara Federici presso la RSA San Raffaele Borbona.

La quotidianità dei pazienti è scandita da “attività diversificate e stimolanti studiate a misura di anziano, con l’intento di valorizzare la persona, favorire la socializzazione e lo svago, puntando su esercizi volti a fortificare la memoria e sconfiggere la pigrizia, accendere la fantasia e stimolare l’area della creatività, senza affaticare o demotivare” spiega la psicologa. Ponendosi con un curiosità e con propensione all’ascolto, gli anziani rispondono in modo molto intraprendente e creativo, condividendo con piacere i propri interessi. Il laboratorio “Gocce di memoria” nasce infatti dalle loro richieste ed esigenze.

“Puntando sulla reminiscenza e la stimolazione cognitiva, il progetto si pone l’obiettivo di ricomporre la frammentarietà dei ricordi e delle emozioni degli anziani, che spesso risultano offuscate dalla malattia, individuando un filo conduttore della storia personale attraverso il racconto e la scrittura creativa. Con le domande delle terapiste e le curiosità dei compagni di gruppo il paziente rivive momenti personali, da rielaborare e condividere. Ad esempio, durante la lettura di una poesia intitolata “Neve” alcuni pazienti sono riusciti a ricordare con dovizia di dettagli un’esperienza associata alle giornate d’inverno delle proprie gioventù” racconta la dottoressa. Rintracciare durante le letture alcune parole significative o temi della vita quotidiana può quindi fornire gli spunti necessari per rendere a voce le difficoltà e i disagi percepiti dall’ospite, contrastandone la solitudine attraverso la condivisione con il gruppo.

Anche le tematiche da affrontare vengono scelte in base agli stimoli che gli stessi utenti forniscono. “Su proposta di uno dei pazienti stiamo in questi giorni leggendo alcuni testi popolari che per caratteristiche culturali sembrano associare molti di loro” continua. Ogni strumento è quindi ben accetto, anche l’uso dei dialetti, in modo che ognuno possa in base alle proprie risorse e potenzialità sentirsi coinvolto.

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